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Per la famiglia naturale.

Per i diritti del bambino.

 

 

In Francia e nei paesi occidentali il matrimonio tra un uomo e una donna è:

-un'istituzione giuridica che permette di riconoscere pubblicamente, agli occhi della società, l'impegno a lungo termine tra un uomo ed una donna che desiderano fondare una famiglia:

- immettere i figli in un'istituzione stabile, che ha come conseguenze:

. doveri di mutua e reciproca assistenza da parte dei genitori,

. doveri di protezione nei confronti dei figli.

 

Il matrimonio non è il riconoscimento pubblico e civile dei sentimenti, i quali sono soggettivi ed aleatori.

 

Dunque non è l'amore di due persone, ma il servizio del bene comune che giustifica lo "status" speciale del matrimonio, in quanto il matrimonio è parte fondamentale della trasmissione della vita e della missione educativa che ne consegue.

 

Il matrimonio tra due persone dello stesso sesso porterebbe alla fine del matrimonio tradizionale privandolo della sua ragion d'essere. Non si passerebbe dal Pacs al matrimonio, ma il matrimonio - "istituzione sociale" - sarebbe assorbito nel Pacs - "contratto privato".

 

La dissociazione tra matrimonio "tradizionale" e la riproduzione apre il vaso di Pandora.

Perché allora negare qualsiasi tipo di unioni, dalla coppia si passa all'Harem, il tabù dell'incesto è spazzato via, la poligamia è integrata nella legislazione occidentale ... 

 

Perchè dimostrare?

 

Tutti i media francesi, a proposito della proposta di legge Taubira, sulla legalizzazione del matrimonio omosessuale e l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali, sono d'accordo  nel riconoscere l'assenza di dibbattito e di consultazione nazionale, fino alla pagliacciata rappresentata dalla audizione generale dei rappresentanti religiosi all'Assemblea nazionale.

  

La manifestazione è, quindi, l'ultimo mezzo di espressione a nostra disposizione nel quadro di un democrazia partecipativa e attiva.

 

Si tratta di una iniziativa positiva e pacifica. Vogliamo solo difendere il matrimonio tra un uomo e una donna ed il diritto dei bambini ad essere accolti da un padre e da una madre.

 

Iniziativa volta anche a rifiutare che sia imposto a tutti l'avvallo di una legge che consentirebbe il matrimonio di pochi, e modificherebbe il codice civile, tolgliendo gli appellativi di "padre" e "madre", che diverrebbero "genitore 1" e "genitore 2".

 

Iniziativa volta anche a rifiutare lo snaturamento del matrimonio e l'uso improprio dell'adozione.

 

Si tratta di riconciliare la società ed il diritto con la realtà naturale e biologica della procreazione.

 

 

 

Contrastare la disgregazione del matrimonio

non è un approccio indiscriminato

 

 

In pratica: c'è una grave discriminazione quando si stabilisce una gerarchia o una differenza tra situazioni identiche.

 

Le coppie eterosessuali e omosessuali sono "per natura" diverse: fanno parte di una diversa realtà antropologica. Gli uni possono generare e fondare una famiglia, gli altri non lo possono fare e vogliono poterlo fare, ricorrendo al RMA (riproduzione umana assistita) o al MPA (maternità surrogata, che - in aggiunta a privare il bambino della sua vera madre - contribuisce notevolmente a mercificare il corpo della donna).

 

Con il pretesto dell'uguaglianza, si assisterebbe ad una rivoluzione antropologica e ad una negazione della realtà, perchè:

- ci sarebbe una dissociazione tra la procreazione e la sessualità, tra la famiglia e la natura, tra il matrimonio e la perpetuazione della specie.

 

Sotto il pretesto del diritto di tutti ad avere un figlio, si priva il bambino del suo albero genealogico, lo si priva di suoi genitori naturali (comunque sia ci vogliono comunque e sempre un uomo e una donna per fare un figlio).

 

Quindi, la discriminazione colpisce il bambino che è privato di un padre o di una madre, non a causa di un incidente, come accade da sempre nella storia dell'umanità, ma legalmente.

 

Sappiamo benissimo che la crescita psichica di un bambino viene raggiunta guardando la differenza sessuale dei suoi genitori.

Il buon senso, coadiuvato dall'esperienza, ce lo dimostra su base quotidiana.

Inoltre, un gran numero di studiosi del benessere del bambino ripetono frequentemente che: "per scoprire dove va, un bambino ha bisogno di sapere da dove è venuto".

 

L'adozione serve per riempire un vuoto nella vita di un bambino - padre, madre, o entrambi - e non per soddisfare il desiderio di avere un figlio.

 

Opporsi all'adozione da parte di coppie omossessuali è rimettere le cose al loro posto.

I diritti del bambino valgono molto di più della rivendicazione di una minoranza al diritto di avere un figlio.

 

 


Ciò che può succedere in Italia:

http://video.repubblica.it/dossier/elezioni-politiche-2013/coppie-di-fatto-e-gay-stessi-diritti-berlusconi-fa-si-con-la-testa/115443?video=&ref=HREA-1

 

 


 

La manifestazione nella Stampa

 


 

L'Espresso (06 dicembre 2012)

Parigi val bene una messa

di Sandro Magister

 

 

Nessuno l'avrebbe scommesso. Ma dopo decenni di invisibilità e di torpore, la Chiesa cattolica francese è tornata vigorosamente sulla scena. Minoranza era e minoranza resta, in un paese dove alla messa domenicale va meno del 5 per cento della popolazione e dove i battesimi dei bambini sono sempre più rari. Ma un conto è arrendersi, un altro essere creativi. Quello di «minoranza creativa» è il futuro che lo stesso papa Joseph Ratzinger ha assegnato al cattolicesimo nelle regioni secolarizzate. La Chiesa di Francia lo sta mettendo alla prova.

LA SVOLTA E' AVVENUTA d'un colpo. Un segno premonitore era stato, a metà agosto, la preghiera che l'arcivescovo di Parigi, il cardinale André Vingt-Trois, aveva elevato all'Assunta: «Bambini e giovani cessino di essere oggetto dei desideri e dei conflitti degli adulti per godere pienamente dell'amore di un padre e di una madre». Le polemiche esplosero furiose, in una Francia incamminata a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso, con la possibilità di adottare. Ma fece colpo anche la discesa in campo a difesa dell'arcivescovo del quotidiano "Le Monde", con una nota a firma di un famoso critico letterario convertito al cattolicesimo, Patrick Kechichian. "L'Osservatore Romano" riprodusse l'articolo in prima pagina. L'impressione era però che tutto si riducesse all'iniziativa del cardinale. E che dietro di lui non marciasse nessuno.

Ma in autunno tutto cambia. Il 7 novembre il matrimonio gay ottiene il placet del consiglio dei ministri. Il cardinale Vingt-Trois protesta col presidente, col capo del governo, con la ministro guardasigilli Christiane Taubira, e mette in pubblico quanto ha loro obiettato in privato. Prende in parola quanto le ha detto la ministro, che cioè «la posta in gioco è una riforma di civiltà», e dice che anche lui la pensa così, che proprio di questo si tratta, di un cambiamento radicale della natura dell'uomo, dei sessi, del generare. E quindi non si può correr via su una «sopraffazione» di questa portata, decidendo tutto sul filo di una maggioranza dell'1 o del 2 per cento. Alla ministro Taubira che gli dice: «Noi non tocchiamo la Bibbia», il cardinale ribatte che nemmeno lui la mette in campo: «E' una questione che riguarda l'uomo, e questo basta». 


La novità, infatti, è proprio qui. Contro la legge del matrimonio gay si mobilita una resistenza che non è confessionale ma umanistica, di uomini e donne con le più diverse visioni del mondo. Sabato 17 novembre a Parigi e in una decina di altre città sfilano per le strade centinaia di migliaia di persone. A promuovere i cortei ci sono tre personaggi inaspettati: la cronista mondana e direttrice di un giornale satirico nota con la pseudonimo di Frigide Barjot, portavoce del "Collectif pour l'humanité durable", la socialista Laurent Tcheng, dell'associazione "La gauche pour la mariage républicaine", e Xavier Bongibault, ateo e omosessuale, fondatore di "Plus gays sans mariage". Dei tre, solo la prima è cattolica. Nessuna associazione di Chiesa inalbera i suoi cartelli. I cattolici sono semplicemente mescolati al corteo. Ma la Chiesa ufficiale benedice il tutto. Quella mattina stessa, a Roma, Benedetto XVI ha raccomandato a una quarantina di vescovi di Francia in visita ad limina di «aver a cuore di prestare attenzione ai progetti di legge civile che possono attentare alla tutela del matrimonio tra un uomo e una donna».

CON LA CHIESA E CONTRO la «riforma di civiltà» si schiera anche la filosofa femminista Sylviane Agacinski, moglie dell'ex premier socialista (e protestante) Lionel Jospin. L'arcivescovo di Parigi non è più un generale senza esercito. Anche i vescovi sono con lui. L'hanno eletto presidente della conferenza episcopale, cosa che non era mai avvenuta col suo predecessore Jean-Marie Lustiger, uomo di papa Karol Wojtyla ma sempre lasciato solo. La Chiesa di Francia era detta la "primogenita della Chiesa". Come minoranza creativa può tornare ad esserlo. Anche se sconfitta.